Città della Pieve, o di come il mattone rosso diventi architettura
Nell'Umbria di confine, dove la Toscana è dietro l'angolo, un borgo costruito tutto in laterizio sfida l'idea che la bellezza debba per forza essere in pietra
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Città della Pieve è uno di quei posti che ti fanno capire quanto sia strano il modo in cui classifichiamo i borghi. Tecnicamente è un comune di oltre settemila abitanti, quindi non proprio un paesino. Ma quando ci arrivi, a 508 metri sulla collina che domina la Val di Chiana, la sensazione è quella: vie strette, piazze raccolte, e quel colore rosso mattone che ti segue ovunque.
Il rosso non è una scelta estetica. È geologia: qui la pietra da costruzione scarseggiava, e il laterizio era quello che c'era. Ma il risultato è che Città della Pieve somiglia più a certi borghi emiliani o toscani che al resto dell'Umbria. E forse è per questo che funziona: perché non cerca di essere quello che non è.
Perugino e l'effetto città natale
Pietro Vannucci, detto il Perugino, è nato qui nel 1446. E il borgo non se lo è dimenticato. L'oratorio di Santa Maria dei Bianchi custodisce una delle sue opere più importanti, l'Adorazione dei Magi, dipinta direttamente sulla parete. Non è in un museo blindato: è lì, nel suo contesto originale, e questo cambia tutto. Vedere un affresco del genere dove è stato pensato ti fa capire cose che in una galleria non coglieresti mai.
Poi c'è il duomo, le chiese (e ce ne sono parecchie, da Sant'Agostino a San Francesco), il Palazzo Mazzuoli, la torre del Pubblico. Città della Pieve ha un patrimonio culturale importante, certificato da quindici beni culturali riconosciuti. Non è il borgo con tre cose da vedere e via. Qui ci passi una giornata intera senza annoiarti.
Bandiera Arancione e dintorni
Il Touring Club Italiano ha assegnato a Città della Pieve la Bandiera Arancione, che è un modo elegante per dire: questo posto funziona. Non è solo bello, è anche ben tenuto, accessibile, e ha un'offerta che va oltre la cartolina.
La posizione aiuta: sei a pochi chilometri dalla Toscana (Chiusi è vicinissima), e i Boschi dell'alta Valle del Nestore, area protetta Natura 2000, distano meno di cinque chilometri. Non è che Città della Pieve sia immersa nel verde selvaggio, ma se vuoi combinare cultura e una passeggiata fuori porta, l'opzione c'è.
Quando andare (e come arrivarci)
Il periodo migliore è la primavera o l'autunno: il clima è mite, il borgo non è invaso, e la luce del mattino sul laterizio rosso vale la sveglia presto. D'estate può fare caldo, e d'inverno la nebbia nella valle può essere fitta, ma ha il suo fascino.
Come ci arrivi: auto propria, preferibilmente. Città della Pieve è collegata, ma non è esattamente un hub ferroviario. Da Perugia sono circa 50 chilometri, da Chiusi (che ha la stazione) una quindicina. Parcheggi fuori dal centro storico e sali a piedi: le vie sono strette, e la macchina dentro le mura è più un problema che una comodità.
Vale la pena? Sì, soprattutto se stai già girando l'Umbria o la Toscana meridionale. Non è il borgo che ti cambia la vita, ma è uno di quelli che ti porti dietro senza troppo sforzo. E il rosso mattone, alla fine, ti resta negli occhi.