Bevagna, o di come un borgo romano sia diventato un set cinematografico permanente
Dove il Medioevo ha occupato le terme romane e nessuno ha protestato
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Bevagna è uno di quei posti che ti fanno venire voglia di controllare se qualcuno ha premuto "pausa" sulla città. Cammini nella piazza principale e ti aspetti che da un momento all'altro qualcuno gridi "ciak" e partano le riprese. Ma no, è tutto vero: le botteghe medievali funzionano davvero, le chiese romaniche sono lì da ottocento anni, e sotto i tuoi piedi ci sono mosaici romani che nessuno ha pensato di spostare al museo.
È un borgo piccolo, poco meno di cinquemila abitanti, ma con una densità di roba da vedere che farebbe impallidire città dieci volte più grandi. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che qui hanno costruito sopra ai romani, poi ci hanno messo il Medioevo sopra al tutto, e il risultato è un millefoglie architettonico che ti costringe a guardare in alto, in basso, e a lato continuamente.
Quando i romani facevano il bagno dove adesso vendi il pane
Il mosaico delle terme romane è una di quelle cose che ti fanno capire quanto fosse assurda la vita quotidiana nell'antichità. Pavimenti decorati con creature marine nelle terme, come se farsi il bagno caldo non fosse già abbastanza lussuoso. Oggi li vedi sotto vetro, incastonati nel tessuto urbano come se niente fosse. A pochi metri, la chiesa di San Michele Arcangelo e quella di San Silvestro ti ricordano che qui il Medioevo ha preso sul serio il concetto di "fare le cose per bene": facciate romaniche sobrie ma solide, il tipo di architettura che dice "saremo ancora qui tra mille anni".
Poi c'è il Museo civico, che raccoglie tutto quello che non potevano lasciare per strada, e il Teatro Francesco Torti, che ti ricorda che anche nei borghi di provincia la cultura teatrale era una cosa seria. Non aspettarti la Scala, ma nemmeno il teatrino dell'oratorio.
Il Carapace e la campagna che non ti aspetti
Fuori dal centro storico, verso Torre del Colle, trovi il Carapace: una cantina che sembra uscita da un film di fantascienza, progettata da Arnaldo Pomodoro. È quella cosa che vedi e pensi "ma chi l'ha autorizzata?", poi la guardi meglio e capisci che funziona. Intorno, la campagna umbra fa quello che sa fare meglio: colline dolci, vigneti, silenzio.
A pochi chilometri scorrono le acque del Timia, area protetta Natura 2000, dove puoi fare due passi senza incrociare nessuno. Se ti piace camminare senza meta precisa, questa è zona buona. Le Colline Premartane sono lì vicino, così come la Sorgiva dell'Aiso: posti dove la natura fa il suo senza troppi fronzoli.
Vale la pena?
Bevagna ha due certificazioni che contano: Borghi più Belli d'Italia e Bandiera Arancione del Touring Club. Non le danno a caso. È un borgo che si prende cura di sé senza trasformarsi in un parco a tema. Certo, a giugno c'è il Mercato delle Gaie, una rievocazione medievale che riempie il paese di gente in costume, e lì sì che diventa un po' teatro. Ma per il resto dell'anno è un posto normale, dove la gente vive davvero.
Il mio consiglio: vieni in primavera o in autunno, quando il turismo rallenta e puoi girarti la piazza senza fare lo slalom tra i gruppi. Bevagna è a venti minuti da Foligno, ben collegata con Perugia e Assisi. Bastano due ore per vedere il centro, ma se hai tempo fermati a pranzo e resta fino al tramonto. È il tipo di borgo che funziona meglio quando non hai fretta.