Noto, quando la pietra diventa miele
Nel sud-est della Sicilia, un borgo ricostruito dopo il terremoto ha imparato a catturare la luce
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La prima cosa che noti a Noto è il colore. Non è bianco, non è ocra. È qualcosa che cambia con le ore: crema pallido all'alba, dorato a mezzogiorno, quasi rosa nel tardo pomeriggio. La pietra calcarea locale fa questo effetto: assorbe la luce siciliana e la restituisce modificata, più calda. Quando cammini lungo Corso Vittorio Emanuele alle sei di sera, le facciate delle chiese sembrano illuminate dall'interno.
Il borgo che vedi oggi non è quello originale. Il terremoto del 1693 lo rase al suolo e venne ricostruito otto chilometri più a valle, su un piano urbanistico preciso: tre strade parallele, palazzi e chiese barocche, prospettive studiate. La cattedrale di San Nicolò domina Piazza Municipio con la sua scalinata monumentale, ma è Santa Chiara, più piccola e laterale, quella che ti fa capire davvero cosa significa barocco siciliano: curve, volute, balconi che sembrano ricami in pietra.
Il barocco che respira
Noto non è un museo. Ci abitano quasi ventiquattromila persone e la vita quotidiana attraversa gli stessi spazi che finiscono nelle foto dei turisti. La mattina presto, prima che arrivi il grosso dei visitatori, Palazzo Landolina e Palazzo Trigona di Cannicaro sono ancora in ombra e il selciato è bagnato dall'acqua della pulizia notturna. L'odore è di caffè e pietra fredda. Verso le dieci iniziano ad arrivare i pullman e il borgo cambia ritmo, ma non perde la sua sostanza.
La chiesa di San Carlo al Corso, quella del Santissimo Crocifisso, Santa Caterina con il suo convento: ognuna ha una personalità diversa, un modo particolare di gestire lo spazio e la luce. Non sono tutte uguali, anche se a prima vista il barocco può sembrare ripetitivo. Santa Maria dell'Arco, fuori dal centro, è più austera. L'eremo di San Corrado, incastonato nella roccia a qualche chilometro dal borgo, è un'altra cosa ancora: silenzio, pietra nuda, cipressi.
Oltre il centro storico
A quindici minuti di macchina verso la costa, la Riserva di Vendicari apre su un paesaggio completamente diverso: dune, saline abbandonate, spiagge dove l'acqua è così trasparente che sembra finta. In primavera e autunno è zona di sosta per gli uccelli migratori. Verso nord invece c'è Cavagrande del Cassibile, un canyon scavato nel calcare con laghetti naturali sul fondo. L'acqua è gelida anche ad agosto.
Più nell'entroterra, il sito archeologico di Castelluccio conserva tracce dell'età del bronzo: tombe a grotticella scavate nella roccia, muri a secco, un panorama che va fino al mare. La Villa del Tellaro, di epoca romana, custodisce mosaici ben conservati, meno famosi di quelli di Piazza Armerina ma altrettanto raffinati.
Quando e come
Noto in piena estate è rovente e affollata. Se potete scegliere, venite in primavera — maggio è perfetto — o in autunno. La terza settimana di maggio c'è l'Infiorata, quando Corso Nicolaci viene coperto da tappeti di petali, ma aspettatevi molta gente.
Il borgo dista un'ora da Catania in auto, meno di mezz'ora da Siracusa. Se arrivate in treno, la stazione è a valle: da lì partono autobus locali, oppure si sale a piedi in venti minuti. Parcheggiate fuori dal centro storico, le vie interne sono strette e a traffico limitato. Portate scarpe comode: il selciato è irregolare e le salite, anche se brevi, si fanno sentire sotto il sole.