Taormina: quando un borgo diventa una cartolina (e sopravvive lo stesso)
Tra Teatro Greco e tour operator, la città siciliana che resiste al turismo di massa con 2700 anni di storia
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Ci sono posti che dovrebbero crollare sotto il peso del turismo e invece tengono. Taormina è uno di questi. Ogni giorno migliaia di persone salgono qui da Messina, Catania o dalle navi da crociera. Eppure il borgo funziona ancora, e quando cala il sole e i pullman se ne vanno, riesci a capire perché i greci decisero di piantare qui le loro tende nel 358 a.C.
Il motivo te lo spiega il Teatro Antico: una cavea greca trasformata dai romani, con l'Etna sullo sfondo e il mare sotto. Non serve essere esperti di architettura per sentire che quel posto ha qualcosa. La struttura è ancora lì, usata per concerti ed eventi, e quando ci entri capisci perché generazioni di viaggiatori hanno scritto fiumi di parole su Taormina.
Poi c'è il resto: le mura medievali, la Torre dell'orologio che segna il passaggio tra corso Umberto e le viuzze più tranquille, il Castello di Monte Tauro arroccato in alto. Sono cose che vedi camminando, senza troppo sforzo, perché il borgo è piccolo. Tredicimila metri quadrati in tutto, diecimila abitanti, e una densità di storia che in altri posti servirebbe un'area dieci volte più grande.
La parte che i tour operator non mettono nel pacchetto
Sotto il centro, verso il mare, c'è Isola Bella. Riserva naturale, Bandiera Blu, e uno dei pochi angoli dove Taormina respira ancora con i suoi tempi. Puoi scendere a piedi o con la funivia. La spiaggia è stretta, ma l'isolotto collegato alla costa da una striscia di sabbia ha quel tipo di fascino che funziona anche quando è pieno di gente.
Se ti muovi un po', trovi le aree protette: Rupi di Taormina e Monte Veneretta a due chilometri, i Fondali di Taormina poco più lontano. Sono zone SIC, cioè siti di interesse comunitario. Niente di selvaggio, ma abbastanza per ricordarti che la Sicilia non è solo pietra e sole.
La gastronomia qui gioca in casa. Ciliegia dell'Etna DOP, olio Valdemone DOP, pistacchio di Raffadali DOP. Prodotti che trovi nei ristoranti seri, quelli dove i locali vanno ancora. Non aspettarti prezzi da trattoria di campagna: Taormina costa, e lo sa. Ma se scegli bene, mangi la Sicilia come si deve.
Come funziona davvero
Taormina si visita in un giorno, ma ha senso fermarsi una notte. Arrivi al mattino, quando i negozi aprono e il sole non picchia ancora. Visiti il Teatro, giri per corso Umberto, scendi a Isola Bella nel pomeriggio. La sera, quando i turisti mordi e fuggi se ne sono andati, il borgo torna a respirare.
Ci arrivi in auto da Messina in quaranta minuti, da Catania in un'ora. C'è anche la stazione, sulla costa, con la funivia che ti porta su. Se vieni in estate, metti in conto la folla. A settembre o maggio è un altro posto: stesso panorama, metà della gente.
Non è il borgo sconosciuto da scoprire. È il contrario: un posto che tutti conoscono e che, nonostante tutto, ha ancora senso visitare. Forse perché sotto gli strati di turismo c'è ancora Taormina, quella che i greci videro per prima.