Dolceacqua: il borgo che Monet dipinse e la Francia non si prese
Un ponte medievale, un castello in rovina e due piazze dove si beve rossese. Cinquanta metri sul torrente Nervia, a venti minuti dalla Costa Azzurra.
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Dolceacqua sta a cavallo del Nervia come un presepe in verticale. Da una parte il borgo medievale, dall'altra il castello dei Doria che sembra tenere tutto insieme. In mezzo c'è quel ponte a schiena d'asino che Claude Monet dipinse nel 1884 definendolo "un gioiello di leggerezza". Non esagerava: l'arcata unica regge da settecento anni senza un pilone centrale, cosa che all'epoca era roba da ingegneri audaci o incoscienti.
Il borgo si visita in un paio d'ore se vai piano. Salita al castello, giro tra i carruggi della Terra, discesa verso la piazza principale. La chiesa di Sant'Antonio Abate conserva un polittico di Ludovico Brea dedicato a Santa Devota, patrona di Monaco. Sì, quella Monaco: il principato è a mezz'ora d'auto, e storicamente queste valli erano terra di confine tra Genova, Savoia e Francia. I Doria controllavano il territorio dal XIII secolo, e il castello — anche se diroccato — lo fa ancora capire.
Il rossese e il basilico che non ti aspetti
Dolceacqua è nota per il rossese di Dolceacqua DOC, un rosso secco che qui bevono anche a colazione. Le vigne salgono sui terrazzamenti sopra il paese, fatica pura per chi le lavora. Il vino è buono, strutturato senza essere pesante, e costa meno di quello che ti aspetti. Lo trovi nelle enoteche del centro, spesso direttamente dai produttori.
Meno noto è che qui si coltiva basilico genovese DOP. Non è il cuore della produzione — quella sta a Prà, vicino Genova — ma il microclima della valle funziona. Qualche azienda locale lo lavora, soprattutto per pesto artigianale. Non aspettarti bancarelle: è roba che si trova nei negozi di paese o su ordinazione.
Quando venire e dove lasciare l'auto
Evita agosto se non ami la folla. Dolceacqua è comodo da Ventimiglia (15 km) e molti francesi scendono per il weekend. In estate i carruggi si intasano e parcheggiare diventa un problema. Ci sono due parcheggi principali: uno vicino al ponte (a pagamento, piccolo) e uno più grande fuori dal centro, lungo la strada provinciale. Da lì sono cinque minuti a piedi.
Il periodo migliore è primavera o autunno. A gennaio c'è la festa di San Sebastiano, con la tradizionale processione e la benedizione del pane, ma il clima può essere freddo e umido. La pinacoteca Giovanni Morscio, nel centro storico, vale una sosta se piove: raccoglie opere legate al territorio e qualche pezzo interessante di arte ligure dell'Ottocento.
Se hai tempo, il torrente Nervia offre sentieri che salgono verso le aree protette del Monte Abellio e del Roverino. Niente di estremo, ma un modo per allontanarsi dal paese senza prendere l'auto. La valle è stretta, verde, con qualche rudere di mulino. In estate l'acqua è poca, ma in primavera scorre bene.
Dolceacqua non è un borgo da giornata intera. È una tappa: arrivi, sali, scendi, bevi un bicchiere. Se cerchi qualcosa di più strutturato, meglio puntare su Ventimiglia o sui paesi dell'entroterra come Apricale. Ma se ti accontenti di un castello, un ponte e un vino onesto, funziona.