Bova, dove si parla ancora greco
Ottocento metri sopra lo Ionio, un borgo di quattrocentocinquantacinque abitanti custodisce una lingua che viene da lontano
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Il grecanico si sente ancora nei vicoli di Bova, mescolato al calabrese e all'italiano. Non è folklore: è la lingua che alcune famiglie usano ancora tra loro, eredità di colonie magnogreche mai del tutto scomparse. Qui l'Aspromonte arriva fino al cielo, e il mare si vede laggiù in fondo, blu cobalto contro le rocce.
Il borgo si arrampica su uno sperone a ottocento metri di quota. Le strade salgono ripide, girano su se stesse, aprono improvvisi affacci sulla valle dell'Amendolea. La Concattedrale domina dall'alto, ricostruita dopo i terremoti che hanno segnato questa terra. Accanto, i resti del Castello normanno: mura spezzate, archi che incorniciano il vuoto, pietre che raccontano secoli di fortificazioni.
Minoranza linguistica e memoria
Il Museo civico di paleontologia e scienze naturali dell'Aspromonte raccoglie fossili, reperti geologici, testimonianze di un territorio antico quanto le montagne che lo circondano. Ma è la lingua il vero patrimonio immateriale. Il grecanico appartiene alla minoranza linguistica ellenofona della Calabria, riconosciuta e tutelata. Nelle scuole si insegna ancora, nelle feste si canta. Non è un museo vivente: è una comunità che ha scelto di non dimenticare.
I cognomi qui suonano diversi. Le feste hanno nomi che vengono dal greco. L'identità è stratificata, complessa, mai semplificabile in una cartolina.
Prodotti che vengono dalla montagna e dal mare
A Bova si mangia quello che produce l'Aspromonte e quello che arriva dalla costa. Il Capocollo di Calabria DOP è stagionato con cura, il Pecorino del Monte Poro DOP ha sapori decisi. Il peperoncino calabrese IGP entra in quasi tutto, dosato con precisione. Il Bergamotto di Reggio Calabria DOP profuma di agrumi e resina, si usa in cucina e nei liquori. Il Bivongi DOP è un vino rosso che nasce poco lontano, nelle vigne dell'entroterra jonico.
Non ci sono ristoranti stellati né locali alla moda. Ci sono trattorie dove si mangia quello che c'è, secondo stagione e disponibilità. La cucina è semplice, costruita su pochi ingredienti ripetuti in modi diversi.
Natura protetta intorno
L'area protetta più vicina è la Fiumara Amendolea, a meno di cinque chilometri. Include Roghudi, Chorio e Rota Greco: borghi abbandonati dopo le frane, fantasmi di pietra avvolti dalla vegetazione. La fiumara scorre tra canyon stretti, con pareti alte e roccia nuda. Più a sud ci sono Alica, Capo San Giovanni e la Fiumara di Palizzi: zone tutelate come Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale, rifugio per specie rare.
L'Aspromonte è un massiccio complicato, fatto di valloni profondi e creste esposte. Non è una montagna turistica: è selvatica, poco segnata, richiede rispetto.
Quando venire
L'estate è calda ma ventilata, l'inverno può essere freddo e umido. La primavera è il momento migliore: la montagna è verde, le fiumare portano acqua, le temperature permettono di camminare senza soffrire. Arrivare a Bova richiede pazienza: la strada da Bova Marina sale con tornanti stretti, non c'è fretta che tenga. Meglio venire infrasettimanale, fuori dai weekend di agosto quando il borgo si riempie di visitatori. Serve tempo per ascoltare, per capire che cosa significa vivere in un luogo così verticale, così appartato, così ostinatamente vivo.